L’accostamento tra il comportamento prosociale e quello morale, per molte persone può essere giustificato e tirato in ballo in quanto è da ritenersi che lo sviluppo delle capacità di attuare comportamenti prosociali e morali possa maturare attraverso le stesse fasi del pensiero morale [1]. Per questo motivo, ultrasemplificando, molte persone tendono a considerare i due tipi di comportamenti come sinonimi o, addirittura, identici.Tuttavia, come già visto per la cooperazione, anche in questo casosarà possibile evidenziare che i due tipi di comportamento sono diversi tra loro.
Il comportamento morale è definito come la capacità di agire moralmente attraverso un’azione motivata moralmente e cognitivamente [2]. Da questo, si può subito notare come l’attenzione nello studio del comportamento morale sia focalizzata sulla capacità del soggetto di operare in maniera cosciente e coerente con i propri principi morali, in base alla maturità mentale e morale acquisita. Per questo, quando da un punto di vista psicologico si parla di comportamento morale, si fa riferimento a due elementi:
- le capacità di pensiero morali dell’individuo (dipendenti dal livello di maturità morale raggiunto);
- le capacità dell’individuo di gestire i propri comportamenti in maniera tale che essi siano coerenti con il proprio pensiero morale.
Con queste caratteristiche di definizione, potrebbe essere difficile per un osservatore esterno determinare se un comportamento sia morale oppure no. Anche nel caso in cui una persona affermi che i propri comportamenti siano moralmente orientati, le sue vere intenzioni potrebbero comunque restare dubbie a causa del fatto che non sono escludibili possibili menzogne stimolate da una gran varietà di motivi che, comunque, nulla tolgono al valore del gesto compiuto se esso va a buon fine. Ad esempio, se un insegnante vede un bambino condividere un pezzo del suo spuntino con un compagno che non ha niente da mangiare, non può determinare con certezza se il bambino abbia compiuto o meno un’azione moralmente orientata. Se parlando con l’insegnante il bambino dicesse che ha condiviso il cibo con il suo compagno perché si sente buono, nulla può dimostrare con certezza che non ci sia un tentativo di farsi ben vedere dall’insegnante o che il comportamento sia moralmente motivato. È quindi chiaro che il bambino potrebbe essere stato spinto da fattori dei quali solo lui può esserne a conoscenza[3].
Tale breve spiegazione, se pur molto semplicistica, è comunque sufficiente per compiere una fondamentale distinzione tra il comportamento prosociale e quello morale. Infatti, se è vero che il comportamento prosociale può essere in alcuni casi moralmente motivato [4], è anche vero che esistono casi in cui il comportamento prosociale si innesca per questioni legate ad alcuni tipi di empatia [5], ad un tentativo di miglioramento dell’immagine di sé, o altro. Tali motivazioni sono sicuramente diverse da quelle morali ma, come detto, non per questo sviliscono il valore dell’azione prosociale compiuta e/o ricevuta.
Il comportamento prosociale è quindi diversificabile da quello morale, in quanto, oltre ad essere attuato per cause morali, può essere motivato da ragioni istintive o basate sulla logica della convenienza. Presupposti, questi ultimi, che di morale hanno ben poco o nulla e, nonostante ciò, possono sortire comunque un effetto benefico sul ricevente di un’azione positiva.
Anziché utilizzare i due tipi di comportamento come sinonimi, dunque, può essere più chiaro affermare che il comportamento prosociale in alcuni casi può essere moralmente orientato.
Cristian Pagliariccio
[1] MUSSEN, P., & EISENBERG, N. (2001). Prosocial development in context. In A. C. BOHART, & D. STIPEK (Ed), Constructive & destructive behavior. Implications for family, school, & society, (pp. 103-126). Washington, DC: American Psychological Association.
[2] ROTTSCHAEFER, W. A. (2000). Biologia e psicologia dell’azione morale. Milano: McGraw-Hill p.12).
[3] Personalmente, al di là di impostazioni scientifiche e di ricerca, ritengo che nella vita quotidiana sia bello fidarsi ed accettare le cose piacevoli così come vengono presentate, senza stare troppo a fare elucubrazioni ed infierire su di esse. A livello pratico, infatti, molte vittime di aggressioni sarebbero comunque felici di essere aiutate da chi cerca di farsi pubblicità in maniera alternativa, piuttosto che essere abbandonate da persone che non si sentono profondamente disponibili e, per questo, cercano di comportarsi in maniera coerente con le proprie idee. Un buon atto di aiuto è sempre apprezzato.
[4] MUSSEN, P., & EISENBERG-BERG, N. (1985). Le origini delle capacità di interessarsi, dividere ed aiutare. Lo sviluppo del comportamento prosociale nel bambino. Roma: Bulzoni editore.
[5] BATSON, C. D. (1991). The altruism question: toward a social-psychological answer. Hillsdale, NJ: Lawrence Erlbaum Associates.
Archiviato in : Domande e Risposte Messo il tag: | Comportamento Morale, Comportamento Prosociale








