Oltre il burnout dell’insegnante: la prosocialità a scuola per il benessere della relazione tra insegnanti e studenti

insegnanteIl burnout è ciò che potremmo definire come stress cronico da lavoro, o sfinimento emozionale, tipico delle persone che svolgono professioni d’aiuto altamente impegnative in cui è richiesto uno sforzo a livello interpersonale delle proprie risorse emotive, oltre che di quelle cognitive. Nello specifico, la persona colpita dalla sindrome del burnout vive sentendosi stremata, percepisce una sensazione di sfinimento fisico risultante dalla continua percezione di tensione personale,  ha una riduzione del senso di realizzazione personale e, progressivamente,  perde la propria  autostima e matura avversione per i contatti umani. Nelle forme con manifestazioni maggiormente patologiche, la persona colpita dal burnout tenta di superare lo stato problematico attraverso una sorta di percezione onnipotente delle proprie capacità, con evidente distacco dalla realtà. Man mano che il burnout aumenta di intensità, dunque, si traduce quindi anche in disagio per le persone che sono attorno all’individuo colpito. Più precisamente, la qualità del servizio offerto degrada, le persone con le quali ci si rapporta vengono trattate come oggetti e, inoltre, si adottano comportamenti duri e disumani verso gli altri. Infine, la persona emotivamente esausta non varia la sua modalità di comportamento quando ritorna nell’ambiente familiare e, di conseguenza, contribuisce pesantemente a danneggiare la situazione del suo nucleo familiare [1].

Al di là degli insensati pregiudizi che in genere si hanno verso gli insegnanti (es. hanno troppe ferie, lavorano poco, non sono professionalmente competenti, ecc..) la loro categoria professione è proprio  quelle maggiormente a rischio e, secondo le ultime rilevazioni italiane, a causa di questo fenomeno si riscontra negli insegnanti il rischio di sviluppare disturbi psichiatrici in misura doppia rispetto ad altre professioni, oltre che gravi forme di laringopatie. Pertanto, volendo rendere giustizia agli insegnanti, dato il rischio che la loro professione comporta, è possibile dire che quella dell’insegnante in Italia sia una delle professioni più dure [2].

Cercando di affrontare la questione secondo un’ottica complessa che non si riduce a spiegazioni monocausali, da un punto di vista eziologico il burnout a scuola può essere considerato come l’effetto risultante da una sorta di circolo vizioso, dove gli studenti esercitano la loro pressione sullo sfinimento dell’insegnante e l’insegnante esercita la sua pressione sullo sfinimento degli studenti. Tale situazione è aggravata dal rapporto che gli insegnanti hanno con i colleghi di lavoro, con i genitori degli studenti, con i propri familiari e con gli altri individui presenti negli ambienti sociali in genere. Questa visione viene supportata dal fatto che, tra le cause che si rilevano particolarmente significative nel favorire il burnout dell’insegnante, i più importanti fattori di rischio possono essere: rapporti conflittuali con gli studenti; difficoltà di rapporto con gli allievi o i loro genitori; rapporti conflittuali con i colleghi e superiori; rapporti conflittuali con il contesto sociale esterno alla scuola [3].

Rispetto all’epidemiologia, invece, il rischio di burnout aumenta per gli insegnanti delle scuole Secondarie. Infatti, molto più spesso rispetto ai colleghi delle materne e delle scuole Primarie, gli insegnanti delle scuole Secondarie si trovano a dover gestire situazioni altamente problematiche e difficilmente controllabili [4]. Inoltre, sembra che le insegnanti siano meno colpite, rispetto ai colleghi maschi, perché riescono a mantenere rapporti più positivi con i colleghi [5].

Pertanto, il problema del burnout a scuola si traduce in una continua tensione per l’insegnante e per gli studenti che, a lungo andare, può danneggiare sia gli uni che gli altri.

Appare quindi chiaro che, introducendo una politica volta a favorire la prosocialità nella scuola, traducibile in un rapporto migliore tra insegnanti ed allievi e tra pari, intesi sia come insegnanti che come studenti, si possa tentare di prevenire l’insorgenza della sindrome del burnout nelle professioni di insegnamento. In particolare, nel concreto una politica della prosocialità a Scuola si traduce nello sforzo degli insegnanti di non chiudersi in sè , cercando di supportarsi a vicenda tra colleghi emettendo comportamenti prosociali reciproci; nell’apertura degli insegnanti verso gli studenti e nella disponibilità a sostenerli; nell’educazione degli studenti, frutto della corresponsabilità Scuola-Famiglie, improntata all’aver “cura” degli insegnanti mostrando un atteggiamento di rispetto verso l’insegnante come persona; nell’educazione degli studenti, frutto della corresponsabilità Scuola-Famiglie, improntata all’aver “cura” dei loro compagni, mostrandosi accoglienti e supportivi nei loro confronti. Questa proposta collima con quanti sottolineano l’importanza di prevenire il burnout, per ridurre la  diffusione del burnout nella struttura scolastica eliminando il problema alla radice, anziché interessarsi ad esso con interventi rivolti esclusivamente ad insegnanti già colpiti [6].

Per quanto visto, ad un livello sistemico, la prevenzione del burnout è un aspetto positivo che genera vantaggi per molti: gli insegnanti e le loro famiglie e gli studenti e le loro famiglie. Soprattutto per gli studenti, di fatto, l’essere rispettati come esseri umani piuttosto che vedersi trattare come numeri di registro o cose sarebbe già un evidente beneficio. Inoltre, potersi rapportare ad insegnanti emozionalmente integri offre agli studenti anche il vantaggio di poter ricevere comportamenti prosociali dagli insegnanti come, ad esempio, ricevere  un’adeguata comprensione rispetto alle proprie condizioni personali e sociali di disagio;  veder favorita la distensione del clima di classe, anzichè lo sviluppo dell’ansia;  avere un valido supporto per la motivazione allo studio [7]. Infine, come hanno dimostrato alcuni programmi basati sulla discussione in classe delle problematiche degli studenti, l’insegnante emozionalmente integro e competente è ritenuto effettivamente un’ottima risorsa e guida per gli studenti [8]. Dunque, non resta che lavorare per la diffusione della prosocialità a scuola: sarebbe un bene per tutti.

Cristian Pagliariccio

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Termini di Licenza (CC) per questo scritto di Cristian Pagliariccio


[1] MASLACH, C. (1997). La sindrome del burnout. Il prezzo dell’aiuto agli altri. Assisi: Cittadella Editrice.
[2] LODOLO D’ORIA et al. (2004). Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti? La medicina del lavoro, 5, 1-16.
[3] FAVRETTO, G., & RAPPAGLIOSI, C. M. (1990). Lo stress dell’insegnante. Psicologia Contemporanea, 98, 50-55.
[4] FRANCESCATO, D., PUTTON, A., & CAPALDO, A. (1994). La sindrome del burnout negli insegnanti. Psicologia e Scuola, 70, 30-34.
[5] PINELLI, M. et al. (1999). Il burnout nell’insegnante. Rapporto tra aspetti di personalità ed esaurimento psichico. Psicologia e Scuola, 96, 4-14.
[6] FRANCESCATO, D., PUTTON, A., & CAPALDO, A.  (1994). Op.cit.
[7] FRANTA, H. (1985). Relazioni sociali nella scuola: promozione di un clima umano positivo. Torino: SEI.
[8] FRANCESCATO, D., & PUTTON, A. (1995). Stare meglio insieme. Oltre l’individualismo: imparare a crescere e a collaborare con gli altri. Milano: Mondadori.

3 Risposte

  1. Sono un vecchio insegnante che dopo circa 25 anni di insegnamento nelle superiori è entrato in crisi quale insegnante di scienze in un liceo ed adesso si occupa o meglio è occupato in una biblioteca scolastica in un istituto superiore.
    Il problema è complesso ed ha una componente ambientale oltre che una componente personale, che può esssere ulteriormente divisibile in problemi di competenza professionale ,in problemi di competenza pedagogica ed in problemi caratteriali e di stile di vita.
    Inoltre ci sono dei pessimi insegnanti che non sono sfiorati dal b.,e che sono anche ritenuti degli ottimi insegnanti come degli ottimi insegnanti che ne sono colpiti in pieno, e che in qualche caso sono anche contestati.La pressione negativa sulle classi è anche(soprattutto per la mia esperienza) dovuta al fatto che nessuno dei docenti conosce nessuno e tratta gli altri con la freddezza impersonale di un professionista,con la testa a tassametro, che pretende sempre dagli altri.Il risultato è un sistema disgregato di insegnanti che non si conoscono, quali universi di saperi incoerenti e non comunicanti che entrano in contraddizione non esplicitate e si misurano con un corpo classe composto di individuilità non distinguibili.
    Non bisogna fare del burnout.un fattore discriminante .per separare i buoni dai cattivi,, questo potrebbe essere un fattore di degrado di un clima che mediamente nelle scuole superiori non è ottimale ed incentiva il mobbing.

    In primo luogo secondo me bisognerebbe partire da premesse concrete: favorire un clima di collaborazione e partecipazione nella gestione del collettivo che ora non esiste ,con un diverso modo di lavorare partendo per esempio dai consigli di classe e di disciplina, ed introducendo un tutoraggio degli alunni, e dei referenti esperti per gli insegnati nuovi,
    Incrementare un conseuling non casuale che vada verso alunni e genitori oggetto di attenzione attiva aperture indagini e stima,
    Se Lei è interessata alla mia analisi può leggerla sul sito :www.bassilo.it–>documenti didattici insegnati–>riforma operativa della scuola unico documento presente.
    Ringrazio e buon lavoro
    Sono cose possibiliche nessuna fa per una visione ristretta e burocratica .il burn out è la punta dell’iceberg di una scuola che non va ed arginare il b.

  2. chido scusa non ho cancellato le ultime due righe dopo il saluto.
    Ringrazio di nuovo

  3. [...] La prevenzione del burnout è un aspetto positivo che genera vantaggi per molti: gli insegnanti e le loro famiglie e gli studenti e le loro famiglie. Soprattutto per gli studenti, di fatto, l’essere rispettati come esseri umani piuttosto che vedersi trattare come numeri di registro o cose sarebbe già un evidente beneficio. Inoltre, potersi rapportare ad insegnanti emozionalmente integri offre agli studenti anche il vantaggio di poter ricevere comportamenti prosociali dagli insegnanti come, ad esempio, ricevere un’adeguata comprensione rispetto alle proprie condizioni personali e sociali di disagio; veder favorita la distensione del clima di classe, anzichè lo sviluppo dell’ansia; avere un valido supporto per la motivazione allo studio. Infine, come hanno dimostrato alcuni programmi basati sulla discussione in classe delle problematiche degli studenti, l’insegnante emozionalmente integro e competente è ritenuto effettivamente un’ottima risorsa e guida per gli studenti. (continua qui) [...]

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